domenica 14 febbraio 2021

Matteo Renzi scrive al direttore de La Stampa

 La Lettera di Matteo Renzi al direttore de La Stampa, Massimo Giannini, 14 febbraio 2021.     


Caro Direttore, il Suo giornale mi ha coinvolto in un bel dibattito grazie all'articolo del professor Massimo Recalcati "Perché difendo Matteo Renzi" cui ha replicato con accenti molto critici Sergio Staino. Vorrei ringraziare per l'attenzione provando tuttavia a spostare il dibattito dalla mia persona alla situazione politica.

Non mi sfugge che il punto di partenza di Recalcati sia infatti incentrato sull'ostilità contro di me, come persona prima ancora che come politico: "Quando i giudizi si compattano in modo così conformistico contro qualcuno, uno psicoanalista, abituato a diffidare da ogni forma di pensiero unico, non può non interessarsene" scrive il professore. Né che larga parte delle critiche che Staino formula nascano da delusioni personali, a cominciare dalla triste esperienza di Sergio alla direzione de "L'Unità". Ma la profondità del pensiero di Recalcati chiama in causa non già una sola persona quanto una sfida più ampia. Cito testualmente: "Il livore antirenziano segnala come ripeto da tempo un problema storico del centro-sinistra assai più serio di quello della diagnosi psicopatologica di Renzi.

In gioco è l'identità stessa del Pd, di ereditare autenticamente la propria storia, della sua capacità o incapacità di interpretare il suo tempo." Parliamo di questo allora: come si caratterizza oggi una comunità politica riformista? Qual è l'identità di chi pur condividendo le critiche da noi mosse al Governo uscente non ha avuto il coraggio di essere conseguente? E perché il PD ha rinunciato a giocare un ruolo da protagonista rifugiandosi in un "O Conte o voto", slogan tanto assurdo quanto velleitario? Di questo dobbiamo discutere. E la conclusione della crisi di Governo ci aiuta nel cogliere il disagio del gruppo dirigente della sinistra davanti alle sfide della contemporaneità. Ma anche la difficoltà di rilanciare l'eredità del proprio patrimonio valoriale, concetto molto caro ai lettori di Recalcati. La sinistra di oggi - quella che si riconosce nel neonato fronte Pd, Cinque Stelle, Leu- ha scelto come proprio leader senza il passaggio delle primarie. Ha incoronato Conte non con una consultazione tra i militanti ma definendolo sui media "il più popolare" trasferendo la legittimazione dai gazebo ai sondaggi.

Questa svolta, strutturale, parte dall'assurdo presupposto per il quale al populismo si risponde con la popolarità, mentre invece per quelli come me al populismo si può rispondere solo con la Politica, con la p maiuscola. E poco importa se quel leader - Giuseppe Conte - sia stato il leader che ha firmato i decreti Salvini sull'immigrazione, che ha affermato il Sovranismo davanti all'Assemblea Generale dell'Onu, che si è posto in scia di Trump alla Casa Bianca, che si è detto populista davanti ai giovani della scuola di formazione della Lega, che ha equiparato il garantismo al giustizialismo. Non importa ciò che uno ha detto o fatto, secondo questa visione del sondaggismo esasperato: conta essere il più popolare, quello con più like, quello con più followers. E per non parlare di politica si gioca la carta del carattere, dell'antipatia, dell'essere divisivo.

E dunque ovvio che chi come noi ha cercato in questi anni di affrontare molte delle questioni identitarie di una forza riformista, anche compiendo inevitabilmente errori, non può che essere visto come sospetto, "un corsaro, una canaglia, un poco di buono, un figlio bastardo" da chi ha spesso amato discutere dei problemi senza mai risolverli. È il caso della riforma del lavoro che i DS di Massimo D'Alema ponevano a base della propria identità fin dai congressi del secolo scorso e che soltanto il JobsAct ha infine affrontato. È il caso dei diritti della cui necessità da sempre la sinistra discuteva ma che solo con le Unioni Civili, la riforma del terzo Settore, la legge sul dopo di noi, la legge sullo spreco alimentari, la legge sul caporalato, la legge sulla cooperazione internazionale hanno visto - con il nostro governo - una svolta. È il caso della parità di genere su cui i democratici da anni discettano ma che solo con il nostro Governo ha visto il primo, e purtroppo al momento unico, esecutivo con una composizione paritetica. Colpisce come il nuovo PD non riesca a profferire una parola credibile sul tema femminile. E che sia l'unico partito - insieme a Leu - che non abbia offerto al Premier incaricato il nome di una donna, facendosi superare non solo da Italia Viva, movimento politico in cui la rappresentanza di genere è cardine statutario, ma anche dalla Lega, da Forza Italia e, in extremis, persino dai Cinque Stelle. Questo accade perché il PD appare più come un puzzle di correnti che non come una vera e propria casa del riformismo. E lo dico con l'amarezza di chi ha lasciato la comunità dalla quale era stato eletto due volte alla guida con il 70% (dei consensi, non dei sondaggi) proprio perché non poteva accettare una deriva populista l'idea di legarsi mani e piedi al carro del Movimento Cinque Stelle e alla leadership personale dell'ex premier Conte. Contro il quale - sia chiaro-non ho alcun elemento di risentimento personale ma rispetto al quale chi realmente ricorda la nascita del PD di Prodi e Veltroni non può che avvertire una marcata distanza di cultura politica.

Oggi le Istituzioni hanno voltato pagina. Il Governo Draghi nasce per rispondere ad alcune emergenze: i vaccini, la crisi economica, il ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo. Facciamo tutti il tifo per questo Governo, nato per rispondere all'appello del Presidente della Repubblica. E tutti noi faremo la nostra parte, in Parlamento, per sostenerlo. Ma il Governo Draghi è anche una occasione per la sinistra. È come se dopo un incidente fosse entrata nel circuito di Formula Uno una Safety Car. Tutte le monoposto in competizione sono costrette a rallentare, a cambiare strategia sul rifornimento, a ripartire in una situazione diversa. La stessa cosa accadrà per i singoli partiti dopo la fine del Governo Istituzionale. Che cosa vorrà fare la sinistra riformista di questo Paese? Quella sinistra che ha sognato con Blair e Obama, che ha festeggiato Biden e Macron, che ricorda Mitterand e Schroeder? Io penso che una storia così grande non possa diventare la sesta stella di un movimento grillino che mi appare in caduta libera.

Mi auguro che, una volta diradata la nebbia del rancore per una crisi dove il PD ha seguito una strategia talmente sottile da sembrare inesistente, in quella comunità politica si provi ad assumersi "la responsabilità di dare al Paese una nuova speranza" per utilizzare le parole di Recalcati. Sono molti gli amministratori, giovani e meno giovani, che potrebbero provarci. Ed essendo io fuori dalla mischia dem il mio "cattivo carattere" non sarà un alibi o un impedimento per chi vorrà davvero provare a cambiare. Se invece si salderà in modo definitivo l'alleanza con Cinque Stelle e Leu e il PD diventerà la sesta stella del grillismo questo aprirà un'autostrada a chi come Italia Viva ambisce a costruire una casa dei riformisti solida e solidale. Il tempo ci dirà chi ha ragione. Quello che è certo è che il coraggio delle proprie idee merita la luce, come scrive ancora Recalcati. E nei due anni che ci attendono da qui alla fine della legislatura potremo chiedere al Governo Draghi di scrivere un Recovery Plan degno e credibile, di cambiare passo sui vaccini, di scommettere sul lavoro e non sui sussidi. Ma non potremo chiedere a nessuno, meno che mai all`Esecutivo, di sostituirsi alla politica. Abbiamo due anni di indubbio interesse politico e culturale: mi auguro che la politica riformista riesca a non sprecarli.

venerdì 15 maggio 2020

Parma sarà Capitale Italiana della Cultura anche nel 2021.



E’ ufficiale:  Lo ha stabilito il Decreto Rilancio approvato dal Governo mercoledì 13 maggio accogliendo la richiesta fatta a gran voce nei mesi scorsi dalla città e dalla regione e sostenuta da moltissime città italiane in corsa a loro volta per il titolo.

L’emergenza sanitaria ha sospeso tutte le attività legate alla nomina, rischiando così di vanificare il lavoro e gli investimenti fatti per rendere questo anno eccezionale. Ma Parma non si è mai arresa.

«Quando tutto è o pare perduto semplicemente bisogna mettersi all’opera e ricominciare dall’inizio. È quel che faremo dopo la splendida notizia arrivata dal governo.» Dichiara il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. «Parma Capitale Italiana della Cultura 2021 rappresenta una decisione giusta e lungimirante: la città e la sua gente hanno lavorato tanto per creare un anno della cultura all’altezza delle aspettative del Paese, avevamo una gran voglia di dimostrare tutto il potenziale di Parma. Ce l’abbiamo tuttora: nel 2021 torneremo ancora più forti. La cultura continuerà a battere il tempo e a essere metronomo della nostra crescita.»

L’anno da Capitale Italiana della Cultura rappresenta una grandissima opportunità per tutto il territorio circostante, come dimostra il sodalizio con Piacenza e Reggio Emilia, che ha dato vita a Emilia2020, soprattutto per quei settori - cultura e turismo - che rappresentano la vera forza del paese e che si ritrovano in questo momento a pagare un prezzo altissimo.
La decisione del Governo, in primis del Ministro Dario Franceschini, sulla quale Parma è sempre stata fiduciosa, dimostra che dalla cultura può davvero partire la rinascita dei territori riportando quelle esperienze e quel desiderio di condivisione di cui, al termine di questo periodo di privazioni, ci troveremo più affamati che mai.

«Il prolungamento di Parma 2020 al 2021 rappresenta una sfida culturale e gestionale» afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Michele Guerra «cui ci accostiamo con lo stesso entusiasmo che ha fin qui accompagnato l'avventura di Capitale Italiana della Cultura. Il tema del Tempo, oggi sospeso, recluso, iperconnesso, rimane il filo rosso di un programma che sarà in grado di parlare anche al passaggio storico che stiamo vivendo. Avremo infatti la responsabilità di sostenere la nostra proposta culturale in questo periodo di impensati mutamenti comportamentali e di grandi incertezze e dovremo dimostrare, con ancora più forza, che è dai territori della cultura che può muovere i suoi primi passi il pensiero di una nuova vita comunitaria.»

Parma dunque è pronta a ripartire riprendendo il cammino iniziato, raddoppiando gli sforzi per portare a compimento quello che ancora si potrà fare nel 2020 e soprattutto preparando un nuovo anno, il 2021, da grande Capitale Italiana della Cultura.


mercoledì 29 aprile 2020

Ma dove sta scritto che i 'virus' portano solo guai??

Non certo in "Uomini e virus", il libro di Guido Silvestri in questo periodo in edicola assieme a Repubblica e Le Scienze, anzi...il contrario vi troviamo scritto.

Prendete, fra i tanti, quello dell'epatite 'G'...innocuo, e... con il potere di sminuire l'infezione da Hiv. Oppure altri, utilizzati per il 'rimpiazzo' di geni malati con altri sani nelle terapie geniche per malattie che diversamente sarebbero incurabili...Insomma, sfatiamo questo nefasto mito del 'virus' cattivo, sempre e ovunque.

Ho capito pure che 's'incattivisce' quando, adattandosi all'organismo di certi animali e quindi perdendo col tempo pericolosità per essi, passa all'uomo (esempio ne è il Covid-19)...o anche se...

Insomma, il testo è agevole e, nonostante il Silvestri sia professore ordinario e capo dipartimento alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti, e uno dei massimi esperti mondiali di HIV, si lascia leggere anche da chi non è un virologo di professione, o specialista della materia in generale...ma anche da chi lo è divenuto a furia di stare su facebook...


lunedì 6 aprile 2020

Conflitto.89.astrattismo geometrico





Leonardo Basile : Conflitto.89[collage on plywood with chromatically treated paper (Acrylic colors and enamels)]cm 40X40.05/04/2020
and
Da.Conflitto.89[digital graphic processing from collages]05/04/2020

domenica 5 aprile 2020

Se si ha Fede anche il gabinetto val bene una messa...

Ecco...i soliti giornalisti che con i titoli dei loro articoli 'fomentano odio sociale' : " Fiorello contro Salvini!!" (a proposito dell'intenzione di quest'ultimo a voler andare in chiesa la domenica di Pasqua.

Fiorello (il popolare showman italiano) NON è CONTRO nessuno...tantomeno contro il senatore padano (quello del 'prima i padani degli italiani'). Fiorello ha solo CONSIGLIATO al tizio di cui prima, in rispetto delle norme vigenti per quanto riguarda il contrasto alla diffusione del pericolosissimo virus Covid-19, di evitare i luoghi affollati e quindi di racchiudersi in preghiera (eventualmente la sua dimora risultasse eccessivamente affollata) nel luogo più intimo di ogni casa, cioè il bagno...se uno ha Fede.Tutto qua.



domenica 29 marzo 2020

Writers and the Bari Santo Spirito






Il Writing (o graffitismo in italiano), è una manifestazione sociale e culturale radicata ormai in tutti i paesi, basata sull'espressione della propria creatività attraverso interventi pittorici su superfici murarie che, se non autorizzati, sono da considerarsi atti vandalici e puniti secondo le leggi vigenti.
Non è il caso dei graffiti presentati in questo video che ho voluto documentare per conservarne memoria considerando che sono stati realizzati in un luogo che ben presto sarà oggetto di nuova destinazione d'uso.

Non dar retta a sogni...anzi no: Dà retta.

Ogni notte della nostra vita, secondo l’esperto del sonno Matthew Walker diventiamo “palesemente psicotici”.

Walker è professore di neuroscienze e psicologia all’Università della California, a Berkeley, dove è direttore del laboratorio del sonno e di neuroimaging oltre che autore del recente libro “Why we sleep: Schiudere il potere di sonno e sogni”.

I sogni sono quei momenti durante la notte nei quali perdiamo la connessione con la realtà per ragioni che l’umanità ha cercato di comprendere per millenni. Ma questi non sono solo degli episodi allucinatori che esplorano gli angoli e le connessioni più strane delle nostre menti. Hanno una funzione reale, secondo Walker. I sogni ci aiutano a elaborare le emozioni e a risolvere i problemi.

La dichiarazione di Walker secondo cui tutti noi diventiamo psicotici durante la notte potrebbe sembrare provocatoria.
Ma come scrive lui quando sogniamo noi abbiamo le allucinazioni, vedendo e ascoltando cose che non ci sono. Illudendoci nel pensare che quelle cose siano reali. Siamo disorientati da tempo e luogo e persino dalla nostra identità. Sperimentiamo oscillazioni emotive senza un’apparente ragione. E quando ci svegliamo, nella maggior parte dei casi, viviamo un’amnesia e dimentichiamo tutto. Certamente considereremmo questo comportamento psicotico se avvenisse durante il giorno.

Quella parte dell’amnesia è il motivo per cui molte persone non si rendono nemmeno conto di sognare. Ma lo facciamo tutti, ogni notte. Per la maggior parte, ciò che chiamiamo sogni si verificano durante la fase di sonno Rem.

Per un bel po’ i neuroscienziati hanno ritenuto possibile che i sogni fossero semplicemente dei fenomeni che sorgevano a causa di ciò che i nostri cervelli stavano facendo a quell’ora della notte. Ora, stiamo imparando che anche se la fase di sonno Rem ha delle specifiche funzioni, i sogni che accadono durante quel sonno potrebbero avere anche funzioni separate.

Come ha scritto Walker nel suo libro, la ricerca tramite risonanza magnetica ha mostrato che quando le persone sono nella fase di sonno Rem, le parti del cervello associate alla percezione visiva, al movimento, alla memoria e alle emozioni diventano tutte molto attive. Allo stesso tempo, le parti del nostro cervello associate alla logica e all’ordine si disattivano.

In altre parole, sappiamo cosa accade nella fase Rem del sonno, grazie alla scansione del cervello: emozione, immagini visive, memoria sono tutti attivi a pieno regime, senza la corrispondente direttrice logica che aiuta a tenere le cose sotto controllo durante il giorno.

La domanda è perché.

Lo scopo del sognare
Nel corso della storia, gli esseri umani hanno interpretato i sogni in diversi modi. Gli egiziani e i greci credevano che fossero messaggi o visite degli dei, almeno fino a quando Aristotele teorizzò che questi strani fenomeni avevano la loro origine nelle nostre vite quotidiane.

Secondo Walker, Freud è stato il primo a mettere veramente i sogni nel dominio di ciò che ora chiameremmo neuroscienze. Eppure Freud pensava anche che i sogni rappresentassero desideri inconsci e potessero essere interpretati per rivelare i nostri veri desideri.

Le idee di Freud secondo cui i sogni potrebbero essere in qualche modo decodificati non coincidono con la neuroscienza moderna. Non è che non valga la pena pensare a cosa potrebbero significare i tuoi sogni, secondo Walker. È solo che nessuno ha mai trovato un modo affidabile per dire che un sogno su una certa cosa (la ricerca di un oggetto perduto, per esempio) abbia un significato concreto corrispondente nel mondo della veglia.

Sappiamo dai ricercatori del cervello che esiste una connessione tra i sogni e le nostre vite. Una piccola percentuale dei sogni che le persone possono ricordare negli studi in realtà hanno a che fare con ciò che quella persona stava facendo nei giorni precedenti. Ma una percentuale significativa di quei sogni (tra il 35% e il 55% in almeno uno studio citato da Walker) riguarda le emozioni che una persona ha vissuto nella vita di tutti i giorni.

La ricerca di Walker ha rivelato che almeno una delle funzioni del sognare è quella di “rimuovere gli spigoli emotivi della nostra vita quotidiana”. Quando le persone vedono immagini toccanti e poi le guardano di nuovo 12 ore dopo, o più tardi nello stesso giorno (se le hanno viste al mattino) o la mattina successiva (se le hanno viste di notte), avendo il tempo di sognare e digerire queste esperienze cambia in modo significativo il modo in cui le persone reagiscono di fronte ad esse. Le persone che hanno avuto il tempo di sognare sono molto meno stressate da queste esperienze.

Gli studi sulla chimica del cervello di quelle persone durante la notte hanno rivelato che più tempo la gente passava a sognare, meglio riusciva a guardare quelle immagini senza esserne stressata. Ricerche di follow up su alcuni veterani con disturbo post-traumatico da stress hanno rivelato che dare loro farmaci per migliorare la qualità del sonno nella fase Rem contribuisce anche a ridurre incubi e flashback.

Altre ricerche hanno indicato che il sogno aiuta le persone a fare scoperte creative e risolvere i problemi.

Gli studi effettuati sugli studenti che vengono svegliati dalla fase di sonno Rem – dal sogno – mostrano che la loro capacità di risoluzione degli anagrammi aumenta tra il 15 e il 35% immediatamente dopo questo sonno riuscendo a risolvere più rapidamente gli enigmi. Un’ulteriore valutazione di quegli studenti mostra che i metodi che usano per risolvere enigmi mentre i loro cervelli sono in questo stato mentale ignorano i metodi logici che userebbero durante il giorno. Al contrario, passano a soluzioni innovative e non logiche che si rivelano straordinariamente vincenti.

Walker afferma che altri studi hanno dimostrato che le persone che cercano di risolvere un problema con una scorciatoia nascosta hanno una probabilità tre volte maggiore di scoprire quella soluzione dopo una notte di riposo rispetto a coloro che hanno avuto la stessa quantità di tempo per pensarci durante il giorno.

Questo potrebbe essere il motivo per cui le persone tendono a svegliarsi dai sogni con momenti “eureka” riguardo ai problemi su cui si sono interrogati.

Sia per la risoluzione di problemi che per la cura emotiva, la soluzione migliore potrebbe essere quella di dormirci su – e possibilmente sognare.


Scritto da Kevin Loria  17/2/2020 , https://it.businessinsider.com/

sabato 28 marzo 2020

Bisogna ripartire...piano, ma bisogna farlo.

Dal mio amico Matteo ricevo e, con molto piacere, posto.

Enews 627, sabato 28 marzo 2020   

Buongiorno a tutti.



Oggi tanti parlano del PRIMA. Chi ha sbagliato? Quali ritardi? Quali errori? Penso che non serva discuterne adesso. Passata l’emergenza faremo una commissione parlamentare di inchiesta e chiariremo tutto ciò che c’è da chiarire. Ora c’è solo da aiutare chi sta in prima linea: più tamponi, più mascherine, più terapie intensive. E meno conferenze stampa o meno autocertificazioni. Diamo le protezioni ai nostri medici, agli infermieri, alle cassiere.
Troppi ritardi su mascherine e tamponi, non ci siamo mossi per tempo, non abbiamo previsto. Dobbiamo fare di più. Chi segnala qualche miglioramento possibile non sta facendo polemica, ma sta dando una mano. Insieme ce la faremo. Forza!


Sul DOPO qualcuno inizia a immaginare, scrivere, pensare. Lo ha fatto da par suo Alessandro Baricco, bellissimo. Io mi limito a dire che l’Italia ha tutte le caratteristiche per essere protagonista del DOPO. Perché dopo questa emergenza ci sarà un mondo nuovo, guidato da innovazione, sostenibilità, tecnologia. Ma dove i valori dell’umanesimo torneranno centrali. Come ho detto in Senato, dopo la Peste del 1348 a Firenze fiorì il Rinascimento.


Il punto però è il DURANTE.
Perché se conteniamo l’onda di piena di queste ore e aumentiamo la forza negli ospedali, avremo vinto una battaglia contro il COVID. Ma non la guerra. Perché per vincere la guerra occorre il VACCINO (Sì, il Vaccino, con buona pace dei tanti NoVax che ci hanno spiegato il mondo in questi anni, incompetenti e cialtroni). E il VACCINO purtroppo ha bisogno di tempo.



Quindi ci sarà un periodo di convivenza. Un anno? Due? Non lo sappiamo, dobbiamo seguire la scienza. È chiaro che non possiamo stare chiusi in casa per tutto questo tempo. Dobbiamo ripartire. Piano piano ma ripartire. Gradualmente, a macchia di leopardo. Ma siccome non avremo la normalità di prima per due anni, dovremo inventarci una nuova normalità.
Dovremo abituarci a fare i controlli della febbre per andare al supermercato e a scuola o - un domani - al cinema e a teatro.
Dovremo gestire con cura la tecnologia e la privacy. Dovremo cambiare la vita nelle fabbriche e negli uffici.
Ma se non ripartiamo ora moriremo di fame, non di Covid.
E dunque bisogna ripartire. Con stili di vita diversi ma ripartire.
I giovani potranno uscire prima degli anziani. Brutto dirlo ma è così.
Il Covid uccide molto più gli anziani che i giovani.
Se hai più di 70 anni riacquisterai le tue libertà dopo i ragazzi di 20 anni.
Scrivere queste cose fa male. Ma non scriverle significa disertare davanti al compito che ha un politico: indicare una via, non cercare solo il consenso.



Mario Draghi indica la strada dicendo che si può e si deve fare nuovo debito.
Ma i soldi non vanno buttati via. I soldi vanno dati alle imprese per creare posti di lavoro.
A me terrorizza la DISOCCUPAZIONE.
Guardate che cosa accade in queste ore negli Stati Uniti.
Se mettiamo tutti i soldi solo per tamponare l'emergenza, avremo un reddito di cittadinanza per qualche settimana ma non avremo più un lavoro per anni.
C’è chi propone di estendere il reddito di cittadinanza. È una scelta legittima ma non è la mia: perché serve creare lavoro, serve investire, serve uno shock economico per l’Italia per evitare di condannarla al declino per sempre. Quando finirà l’emergenza, saranno finiti i soldi e non ci saranno più posti di lavoro. E il Paese diventerà una polveriera sociale.



Vanno sbloccati i cantieri, facendo lavorare le persone con il Piano Shock che è pronto da mesi. Le persone devono avere mascherine, distanze di sicurezza, controlli. Ma devono lavorare. Lo fanno le cassiere, devono farlo gli architetti e gli operai, i parlamentari e i tecnici.
Vanno salvate le piccole e medie imprese, dando liquidità.
Per tutto il 2020 vanno rinviate le scadenze fiscali, i mutui, i prestiti aziendali. Senza moduli burocratici, senza ghirigori amministrativi. Oppure lo Stato deve farsi carico di dare le garanzie alle banche perché le banche diano liquidità alle imprese. Direttamente. Qual è il tuo fatturato 2019? Bene io banca ti do in automatico liquidità fino al 50% di quel fatturato e me lo faccio garantire dallo Stato. Ma tu riparti e le imprese devono lavorare. Gli altri Paesi fanno così. Niente moduli.
Ci sono alcuni settori che oggi possono partire.
Si pensi a tutto il settore dei lavori pubblici e degli investimenti con il Piano Shock.
Le scuole sono chiuse? Bene, autorizziamo lavori in emergenza per metterle in sicurezza. Adesso. Con procedure super semplificate. Nel mese di aprile possiamo spendere centinaia di milioni per rimettere a posto le nostre scuole consentendo ai ragazzi di vivere in posti più sicuri.
Poi pensiamo che piano piano bisogna riaprire anche le scuole. Bisogna fare l’esame del sangue a tutti i nostri studenti o almeno il test sierologico. Potremmo scoprire che molti dei nostri figli hanno già contratto il virus Covid che nei ragazzi sotto i 20 anni nella quasi totalità dei casi non dà sintomi. Fatti gli esami medici, dobbiamo pensare di riaprire gradualmente le scuole magari iniziando da chi deve fare la maturità o l’esame di terza media. Naturalmente con tutte le verifiche sanitarie del caso.


Le strade sono deserte? Rimettiamole a posto, adesso. Alla ripresa ci saranno meno buche e più PIL. Nei cantieri della lotta contro il dissesto, sui fiumi, perché non agire immediatamente? Si può lavorare a distanza di sicurezza come dimostra l’esempio di Genova.

E non ci possono essere figli e figliastri: persone garantite mentre invece le partite IVA vengono lasciate a spasso e i giovani professionisti non considerati. Anche a loro vanno assicurate risorse. Meglio ancora assicurare lavoro: se ripartono i cantieri i giovani ingegneri o architetti avranno di che mangiare. Ma se non ripartono vanno aiutati anche loro.

Gli italiani chiusi in casa sono bravissimi. Ma non possiamo pensare che vadano avanti così ancora a lungo. Chi ha bambini piccoli deve portarli fuori, ogni tanto. Le persone che soffrono di disturbi dello spettro autistico hanno bisogno di spazi di libertà. Piano piano bisogna ripartire. Seguendo le regole della nuova normalità, ma non possiamo stare chiusi in casa fino al 2022.


Attenzione: tutti sono nelle stesse condizioni nostre. Ma qualcuno corre più veloce. Per esempio la Germania. La Fondazione Edison mostra in questo grafico la differenza sui consumi di energia elettrica tra Germania e Italia. Giusto per far capire che c’è chi soffre un po’ e chi rischia di crollare del tutto.


Per chi fosse interessato:

Qui il mio intervento al Senato
Qui il mio intervento a Radio Capital
Qui il mio intervento a Tg2 Post
Qui la mia intervista al quotidiano "Avvenire".

Sulla mia pagina Facebook trovate le dirette di questi giorni.  




Pensierino della sera. Ho parlato molto di economia. Perché sono un politico e il mio dovere è quello di dire prima che cosa sta per accadere. Di capirlo per tempo. Altrimenti saltiamo in aria. Ma anche io come tutti ho il cuore straziato per le immagini di queste ore. Soprattutto per gli anziani che muoiono. 
Lo dico con parole non mie, ma con parole di un medico su Facebook.
“Ci sono tante storie umane. Ma dopo il giro di oggi questa mi ha colpito particolarmente. Una coppia di anziani entrambi ricoverati. Lei mi chiede come sta lui. Lui mi chiede come sta lei. Lei si preoccupa di come potrebbe sopravvivere lui senza di lei. Lui ha il terrore di perdere lei. Lei con una laurea scientifica alle spalle quando le donne scienziato non andavano di moda, al massimo erano segretarie. Lui che la venera. Lei che lo guida. Sono a 20 metri di distanza l'uno dall'altra. Ma non si possono vedere. Si scrivono messaggi dal telefono. Lui ha paura che lei gli menta per rassicurarlo. Lei mente per rassicurarlo. Lei dice che tutto sommato a 85 anni va bene cosi. Che ci sta. Che è pronta. Lui dice che se muore lei si lascerà morire. Una vita assieme, divisi da 25 passi. Io torno a casa, loro continuano a lottare. Lei per lui. Lui in funzione di lei: l'amore ai tempi del COVID”.
Mi colpiscono queste parole. Mi immagino a pensare che bella storia d’amore e di vita sia questa.
Poi capisco che quel dottore lo conosco, è un ragazzo con cui abbiamo vissuto anni fa l’esperienza scout.
E mi sembra di capire che quelle due persone, quella coppia senza nomi, sono due persone meravigliose che conosco molto bene. Improvvisamente do dei nomi a questa storia. Sono persone care, a cui voglio un mondo di bene. E lei è davvero una donna straordinaria.
Mi vengono le lacrime agli occhi.
Scusatemi se sono spesso costretto a parlare di politica e non di emozioni. Ma il mio compito oggi è dare un piccolo contributo a uscire dalla terribile crisi economica che è davanti a noi se non ci muoviamo presto. I populisti possono inseguire gli eventi, i politici devono prevedere e anticiparli. E dunque se non ripartiamo adesso, l’Italia uscirà a brandelli da questa crisi. Ecco perché dico: gradualmente riapriamo. Tuttavia non siamo robot. E questo post mi fa pensare a quanto sia grande e terribile la vicenda umana che stiamo vivendo.

Nonostante tutto,
un sorriso



martedì 17 marzo 2020

Ripensare il concetto di vulnerabilità.

'vulnerabilità'...un concetto stipato nei meandri della filosofia ma che l'esperienza drammatica che stiamo vivendo in questi mesi ci sollecita a un più esatto posizionamento.

«La vulnerabilità - Catriona Mackenzie, docente di filosofia e direttrice del Research Centre for Agency, Values and Ethics, a Macquarie University, in Australia - è una caratteristica inerente alla condizione umana, che dipende dall’essere incarnati, dalla socialità, dalla finitezza, dalla mortalità e dalla suscettibilità alla sofferenza. 

Lunetta con Achille immerso nel fiume Lete.
L’etica della vulnerabilità presta attenzione al significato morale di queste caratteristiche della condizione umana. La nostra umanità e la dipendenza reciproca fonda l’obbligo di rimediare alla vulnerabilità e di rispondere ai bisogni degli altri, quando abbiamo il potere di farlo. Insieme alla nozione di vulnerabilità come inerente e universale, comunque, un’etica della vulnerabilità deve anche rendere conto del fatto che la vulnerabilità è sensibile al contesto e molte altre sorgenti di vulnerabilità dipendono dalla situazione e sono dovuti a fattori contingenti, sociali, ambientali, economici e politici, a volte ingiusti. 

Questi fattori situazionali interagiscono con le sorgenti di vulnerabilità in modi complessi. Per esempio, lo stato di salute di un individuo, sebbene sia in parte dipendente dal corredo genetico, è anche dipendente da fattori situazionali, come lo status socio-economico o il tipo di lavoro che questa persona fa o l’ambiente in cui lavora. Tutti siamo vulnerabili ai disastri naturali, terremoti, cicloni, valanghe, alluvioni. 

Tuttavia queste catastrofi spesso creano danni maggiori a persone che appartengono a comunità povere che hanno abitazioni meno adeguate o infrastrutture sociali carenti. Quindi, anche se chiunque sia esposto ad una catastrofe naturale è perciò stesso vulnerabile, la vulnerabilità può essere gestita relativamente bene nei contesti in cui il governo e le organizzazioni non governative provvedono prontamente all’assistenza. Invece, nei contesti in cui non c’è assistenza sufficiente, le persone hanno difficoltà a trovare rifugio e quindi sono maggiormente vulnerabili; è questo il caso delle persone malate. 

Un’etica della vulnerabilità è sensibile alle complesse interazioni tra le sorgenti contingenti della vulnerabilità e la vulnerabilità inerente alla condizione umana. Perciò può aiutare a spiegare gli effetti complessi dell’ingiustizia sociale, che rende particolarmente vulnerabili certi soggetti e gruppi sociali. Spiega anche perché abbiamo obblighi speciali verso questi soggetti e il dovere di giustizia di rimediare almeno quelle vulnerabilità che emergono da fattori sociali, economici, ambientali o politici e che possono essere modificati». Catriona Mackenzie



lunedì 9 marzo 2020

La mail di Matteo Renzi di lunedì 9 marzo 2020

Dal puntualissimo Matteo Renzi ricevo questa mail e, con lo stesso piacere con cui l'ho letta, la rilancio come post su questo improbabile/seguitissimo blog.

Inutile girarci attorno: sul coronavirus il peggio deve ancora venire.
E questo vale sia a livello sanitario che a livello economico.
La buona notizia è che comportandosi in modo intelligente e saggio tutto può essere gestito.
Ma occorrono appunto intelligenza e saggezza.

Nelle prossime settimane sarà sempre più chiaro che il coronavirus è un problema mondiale.
Nessuno resterà escluso dal contagio.
L’Italia ne uscirà. Ma per uscirne bisogna fare di più.
Oggi non serve a nessuno discutere su come sia stata gestita fino ad oggi l’emergenza in Italia.
Non serve discuterne perché l’unica cosa che conta oggi è uscirne. E uscirne insieme. Tutti insieme.
Ieri ho fatto questo video che dura cinque minuti ma che si può sintetizzare così.

1. Se il Governo prende delle decisioni, bisogna seguirle. Punto. Altrimenti è l’anarchia. Dunque, dal lavarsi le mani al restare in casa, cerchiamo di seguire le regole. Le regole che vengono dal Governo vanno rispettate!

2. Il Governo deve essere aiutato. Quando ho detto “unità nazionale” mi hanno criticato in tanti. Ma è esattamente ciò che serve: tutti devono dare una mano, tutti, senza alimentare divisioni. Tutti! Siamo in emergenza, vogliamo capirlo? Ho proposto al Governo di coinvolgere personalità capaci di gestire la crisi e la comunicazione della crisi. Le scene di queste notti dimostrano che c’è un grande bisogno di esperienza e professionalità. Siccome dobbiamo proporre, non criticare, io ho proposto di richiamare in servizio subito Guido Bertolaso. Subito. Bertolaso, subito.

3. A livello economico interverrò mercoledì in aula in Senato. Ma sia chiaro che se dobbiamo bloccare per qualche giorno l’economia del Paese, occorre un gigantesco flusso di liquidità che deve arrivare subito alle aziende e alle famiglie. Le banche devono essere garantite a livello europeo che non avranno ripercussioni ma la liquidità - che c’è - va messa SUBITO a disposizione di lavoratori e imprese. Come? Slittando di un anno i mutui delle famiglie, in tutta Italia, in tutti i settori. Ovviamente solo per chi vuole: chi non ne ha bisogno e continua a pagare regolarmente non sarà obbligato. E ancora devono slittare di un anno i rimborsi dei prestiti aziendali, dei finanziamenti, dei mutui delle imprese, così come bisogna prevedere una forma di rateizzazione delle tasse delle aziende nel 2020, IVA ed IMU comprese. E poi naturalmente la cassa integrazione per qualche mese per tutti, anche per i piccoli. La prima settimana puoi anche metterti in ferie. Forse anche la seconda. Ma poi? Io metterò tutto me stesso - e tutta Italia Viva - per lottare a fianco delle piccole e medie imprese italiane. Delle partite Iva. Di tutti i lavoratori.

Chi ha voglia di far girare il video, lo trova qui. Nel video avevo chiesto di valutare la chiusura della Borsa oggi. Forse non era una idea così malvagia, visto quello che è accaduto stamattina.



Una considerazione.
Dovremmo parlare del modo con il quale vengono passate certe veline ai media. C’è un rapporto perverso tra pezzi dell’establishment e pezzi di redazioni.
Io ti do la notizia, l’anticipazione del decreto. E tu magari mi tratti bene domani sul tuo giornale o nella tua trasmissione. Questo modo, a mio giudizio, è discutibile eticamente. Ma diventa dannoso quando far uscire certe notizie prima provoca ciò che abbiamo visto. E nei fatti una misura finalizzata a bloccare il contagio ha diffuso il contagio al sud in modo irresponsabile e ci ha provocato un danno di credibilità internazionale che durerà anni.
Ma di questo parleremo più in là, finita l’emergenza.
Ora vorrei che ci concentrassimo su un altro punto.
Le misure che sono state prese sono state comunicate come molto dure. Ma non lo sono. Anzi, io credo che, nei prossimi giorni, servirà altro. Il virus sta correndo molto più velocemente dei nostri decreti. Personalmente, credo che ormai tutta Italia debba essere considerata come una zona rossa. Altrimenti diamo un messaggio contraddittorio. E questo vale anche a livello economico. Tutto il Paese soffre il crollo economico, non solo i focolai. Sappiamo che il problema di questo virus non è la letalità ma i danni che arreca alle strutture sanitarie, perché diffondendosi velocissimo porta al collasso il sistema della terapia intensiva. E per questo dobbiamo limitare il contagio sanitario. Ma il contagio economico non è arrestabile. Dunque c’è solo una zona rossa, si chiama Italia. Interveniamo subito.
SI FACCIA CIÒ CHE SERVE SUBITO. SI IMMETTA LIQUIDITÀ SUBITO.
Chi ha credibilità per spiegare queste misure ai mercati e all’Europa, lo farà nelle prossime settimane.
Ma adesso ci si muova SUBITO.

L’Italia uscirà da questa situazione di emergenza e di crisi. Ma bisogna darsi una mossa, subito. Mercoledì ne parliamo in Senato.



Pensierino della sera. Nelle carceri italiane, sta succedendo di tutto. Il populismo tende a pensare: vabbè, ma loro sono in carcere. La serietà impone di dire: cosa sta facendo la politica? Gli agenti della polizia penitenziaria, i nostri concittadini in carcere, il mondo del volontariato che sostiene le attività rieducative meritano attenzione. Penso che il Parlamento debba discutere in questa settimana anche di ciò che sta accadendo nelle carceri. Ah, ma ci sono cose più importanti. Nessuno nega la necessità di parlare di salute e di economica. Ma un Paese civile, nel 2020, non può vedere le scene che stiamo vedendo nei nostri penitenziari. E il Parlamento ha il diritto e il dovere di parlarne.

Un sorriso, comunque e nonostante,

P.S. Mentre molti di noi lavorano a ritmo rallentato, non vanno a scuola, non si muovono più, c’è chi in queste ore non sta mai fermo e lavora il doppio. Sono i medici, gli infermieri, i ricercatori, i farmacisti, i volontari. A tutte e tutti loro vorrei che arrivasse un grazie commosso. Questi nostri connazionali stanno dimostrando come si lavora con qualità in condizioni devastanti di emergenza. Ieri abbiamo anche festeggiato l'8 marzo. Come ha detto Elena Bonetti, un 8 marzo un po' inedito e che giustamente abbiamo voluto dedicare a loro: alle donne che in questo momento lottano in prima linea per fronteggiare questa emergenza. Grazie. E poi grazie. E ancora grazie.